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Home > Palazzo Milzetti

Il palazzo

Secolo: XIX

Proprietà: mibac

Palazzo Milzetti, rappresenta l’esito più significativo e completo del neoclassismo faentino, per l’esemplare integrazione tra architettura, decorazione e arredo, che si è conservata pressoché intatta, permettendo di restituire ai visitatori l’esperienza di una dimora patrizia di inizio del XIX secolo.
L’aspetto attuale del palazzo si deve al conte Nicola Milzetti che nel 1792, in seguito ai danni causati dal terremoto del 1781, affidò all’architetto Giuseppe Pistocchi (1744-1814) l’incarico di ricostruire la facciata principale sulla strada. L’intervento del Pistocchi fu tuttavia ben più esteso e si concretizzò in un vero e proprio progetto di ampliamento e risistemazione degli spazi dell’intero edificio.
La severa facciata su via Tonducci, a tre ordini, è tutta giocata sulla riproposizione di elementi classici semplificati e schematizzati, che caratterizza anche altri progetti faentini dell’architetto. Le finestre e il portale in posizione asimmetrica sono sottolineati da un bugnato neomanierista, i fregi sopra le finestre del piano nobile, che riprendono l’alternanza di metope e triglifi dell’antico ordine dorico, concorrono, insieme alle cornici e alle balaustre, a movimentare la linearità della facciata. Nella disposizione degli spazi interni dell’edificio, oltre alla sontuosità degli ambienti di rappresentanza, colpiscono le razionali soluzioni e l’attenzione riservata a spazi di servizio, come la saletta da pranzo, il bagno e le camere da letto, dotate di alcove e ripostgli.
L’attività di Giuseppe Pistocchi si interruppe nel 1796, quando l’architetto venne imprigionato nella rocca di San Leo a causa delle sue idee giacobine. I lavori continuarono sotto la direzione di Giovan Antonio Antolini (1735-1841) che, godendo del favore dell’aristocrazia faentina, fu preferito a Pistocchi anche dopo la sua scarcerazione. Questa seconda fase della costruzione di palazzo Milzetti venne portata avanti da Francesco Milzetti, figlio del conte Nicola, e l’intervento di Antolini, in accordo con gli intenti celebrativi del committente, accentuò la grandiosità e la solennità degli spazi di rappresentanza, in particolare modo nello scalone e nella sala ottagonale d’ingresso al piano nobile.
Terminati i lavori di costruzione nel 1801, ebbe inizio il cantiere di decorazione diretto dal pittore Felice Giani, che si avvalse della collaborazione della sua organizzata bottega guidata da Gaetano Bertolani, mentre la realizzazione degli stucchi fu affidata ai plasticatori Francesco e Giovan Battista Ballanti Graziani e ad Antonio Trentanove. La decorazione del palazzo si protrasse dal 1802 al 1805 e si trattò di un’impresa di grande complessità, sia per l’estensione delle superfici interessate sia perché, nella definizione del progetto, Felice Giani tenne conto anche dell’arredo e delle tappezzerie, manifestando un’attenzione per la decorazione di interni tipica della cultura neoclassica. Le pitture e gli stucchi infatti, attraverso raffinati riferimenti mitologici e storici, rimandano alla funzione specifica di ciascun ambiente e caratterizzano ogni sala come nucleo a sé stante, frutto di una progettazione tutta incentrata sull’unità delle arti. Gli ornamenti inoltre, basati su colte rielaborazioni delle grottesche antiche e rinascimentali, si armonizzano con le partiture architettoniche esistenti incorporando porte e finestre.
Nel 1808 Francesco Milzetti si trovò nella necessità di vendere il palazzo, che passò più volte da un acquirente all’altro. In particolare ai conti Rondinini si deve il completamento tra il 1830 e il 1851 dell’ala occidentale dell’edificio.
Il palazzo, infine acquistato nel 1973 dallo stato italiano, è stato aperto al pubblico nel 1979, dopo un lungo e accurato restauro, ed ospita attualmente il Museo del Neoclassicismo.